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    October 30

    Niente di ciò che sto per scrivervi ha davvero importanza. Per questo motivo non lo scriverò.

    Niente di ciò che sto per scrivervi ha davvero importanza. Per questo motivo non lo scriverò.
    October 05

    Gli interventi che non pubblico hanno un perché.

    Ho passato l'ultima mezzora a rileggere bozze. Si tratta di interventi scritti per questo blog ma mai pubblicati. Sono una persona selettiva, non pubblico tutta la merda che scrivo. In media direi che ne scarto un buon 30%. La metà di questo trenta percento la salvo come bozza, l'altra metà non la salvo neanche, perché si tratta di roba banale, e io sono capace di sopportare tutto, ma non la banalità. Però ho trovato un po' di roba interessante tra quelli salvati.

    Omettendo gli interventi davvero insignificanti, ci sono alcuni che mi hanno colpito. Non lo ricordavo neanche, ma ho provato tre volte a scrivere il capitolo di inizio per un libro. Una di queste tre volte la conoscete, la pubblicai qualche mese fa. Le altre due le ho scartate. Banali? Neanche tanto, ma gli manca quel non so che. La cosa carina è che le rileggevo da lettore, perché come scrittore le avevo compleatamente rimosse.

    L'altro intervento che merita nota, lo scrissi in un momento di crisi. Sicuramente avevo litigato con qualcuno. Lo scrissi per farlo leggere a Maria. Un intervento nel quale tutt'oggi mi ritrovo. Rileggerlo mi ha emozionato parecchio... Parlo di me, e di tutte le cose che non mi vanno della realtà più vicina a me. Parlo dei miei amici, del fatto che non mi conoscono. Del fatto che nessuno mi conosce veramente. Fa male avere la consapevolezza di essere soli. Mi ha fatto male aver scoperto questa consapevolezza nel mio passato.

    La cosa carina di questo tuffo nel passato, è che l'intervento di crisi costituisce di per se un inizio di romanzo di gran lunga migliore dei due tentativi banalucci di cui parlavo prima. Questo significa che la mia vita reale è più interessante di ciò che posso essere in grado di immaginare? O significa semplicemente che la mia immaginazione è perfino più scarsa della mia banalissima vita? Sarebbe un duro colpo nel secondo caso... eheh.

    E qui sorge l'altra domanda: gli scrittori, i romanzieri, inventano di sana pianta le loro storie, o si limitano a raccontare ciò che vedono e ciò che succede loro? Di certo buona parte dei romanzieri fa le due cose insieme.

    L'unico problema è che se scrivessi qualcosa attingendo massicciamente dalla mia vita, sarebbe un po' fare come marge quando scrive le avventure di temperence barrows. Ed è una cosa un po' squallida. E io non voglio essere squallido.

    Non voglio, vero?